domenica 19 giugno 2011

Aeroporto: la partenza

Arrivi all'aeroporto, dopo aver percorso una delle arterie principali di Pointe Noire; prima di arrivare avrai affrontato quindi il mostruoso traffico impazzito, le voragini della strada, gli indigeni che attraversano la strada all'improvviso, i cani che dormono lungo le strade, i taxi ed i minibus guidati da scimmie ubriache, la sabbia nelle scarpe, il caldo se sei nella stagione calda... Ma si sa: partire è un po morire...

In aeroporto puoi entrare solo esibendo il tuo biglietto valido. Oppure pagando un bel 5000 cfa, ma questo è un altro discorso. Una volta entrato nella hall delle partenze, sei subito in coda. La hall è un grande open space la cui temperatura è costante estate ed inverno: 38 gradi , umidità 100%. La prima volta che sono partito ho fatto la furbata di mettermi in ghingheri come un damerino dell'ottocento; dopo circa 20 secondi ero una piscina di sudore. Poi il sudore asciuga tre ore dopo, quando entri in aereo e ci sono si e no 15 gradi...
Quindi caro lettore che vuoi lasciare il congo, ricordati di indossare una maglietta e mettere nel bagaglio a mano un cambio camicia e deodorante.

Ti trovi ora in coda assieme ai tuoi compagni d'avventura, in attesa del tuo turno. Facce felici, facce affaticate, sorrisi di circostanza, battute tra colleghi. Passi prima da un banchetto in cui un tizio molto grosso e molto serio ti analizza la foto del passaporto per carpirne la somiglianza con la tua faccia stravolta. Una volta superato l'identikit sei ancora in coda ed arrivi al controllo bagagli.

E' un controllo bagagli di quelli seri; devi aprire tutte le valigie ed il bagaglio a mano. Diligenti e seri agenti aeroportuali, che indossano guanti di lattice, ti controllano per bene ogni singolo millimetrocubo di quanto vuoi portare fuori dal territorio congolese. Particolare attenzione è mostrata verso i semi di frutta ed i souvenirs.

Devi sapere infatti, caro viaggiatore, che i souvenirs non si possono portare a casa così come faresti dopo aver fatto lo splendido per una settimana a Parigi, senza aver pagato l'apposita tassa di esportazione di beni artistici; ma questo Sarà argomento di apposito articolo.

Tronfio di orgoglio per aver fatto il tuo dovere, superi indenne il controllo e puoi così avviarti verso il check-in e consegna bagagli. Ricordati di chiudere il lucchetto adesso, perchè dopo è troppo tardi.
Una volta separatoti, forse per sempre, dal tuo bagaglio devi tornare indietro, passare a fianco al grosso controllore di identikit e porti di fronte ad un tipo seduto ad un banchetto di scuola, che ti consegnerà un foglietto da compilare, niente penna, o ce l'hai o scrivi col sangue. Tale foglietto è come quello che ti viene consegnato sull'aereo poco prima dell'arrivo; in pratica è un resumè dei tuoi dati anagrafici e di viaggio. Questo foglio lo consegnerai poco dopo, una volta salito al piano superiore, ai tizi che ti ricontrolleranno il passaporto, apponendo stavolta il timbro di uscita.

Dopo il controllo e timbro del passaporto, dovrai dichiarare se stai portando all'estero denaro locale. Il Franco CFA non si puo esportare e non ne vedo nemmeno l'utilità, visto che fuori dai paesi in cui è usato è solo carta straccia colorata e pregna dei piu pericolosi microbi e batteri. Comunque sia evita di arrivare all'aeroporto con i tuoi CFA che hai risparmiato (a meno che tu non sappia già di dover pagare qualche "permesso speciale") perchè se li terranno e non si faranno scrupoli di perquisirti per verificare. Meglio se li cambi o li lascia casa se devi tornare. Premurati però di nascondere un 3 o 4mila CFA per poter mangiare qualcosa allo step successivo. Ecco quindi finalmente l'ennesimo controllo bagagli attraverso la macchina a raggi X e la porta metal-detector. Qui, ilari indigeni ti prenderanno in giro su berlusconi e la mafia mentre ti faranno spogliare degli oggetti indossati. Sono armati, meglio essere diplomatici.

Sali un altro piano e sei nella sala d'attesa d'imbarco, dove finalmente troverai aria condizionata; ma solo se avrai la fortuna di arrivare tra i primi e laccortezza di sederti di fronte ai climatizzatori. Vicino a questa sala d'attesa c'è un tristissimo bar dove potrai spendere in cibo e bevande gli ultimi CFA nascosti.
Ora non ti resta che aspettare che l'aereo arrivi e sia pronto... ah no, prima dell'imbarco c'è ancora un altro simpatico controllo bagagli a mano. Stessa premura nel verificare il già verificato e sorrisi a profusione.
 
Buon volo.

Pesca d'altura


Questi temerari, spinti dal bisogno, si fanno miglia e miglia in mare aperto fino alle piattaforme, per avere la sicurezza di pescare in abbondanza. Fortunati che oggi l'oceano era tranquillo...

domenica 12 giugno 2011

Cena (a)tipica : il ritorno

Non paghi della precedente esperienza culinaria sui generis, abbiamo organizzato una riedizione nello stesso locale. Questa volta ho portato con me una macchina fotografica un po piu performante.
Quando si organizzano cene del genere ti rendi conto di quanto le persone abbiano paura di ciò che mangiano; la sola ragione per cui pochi sono i partecipanti è data dal timore di sentirsi male dopo essersi cibati di animali che solitamente non fanno parte del menù a cui socialmente sei abituato...

Il locale è il solito, Espace Soleillà, questo giardino adibito a cene e ricevimenti, con un grande gazebo. Al centro la tavolata. Questa volta il locandiere si è premurato di provvedere ad una migliore illuminazione.




Si incomincia con due antipasti di verdure e uova, accompagnati dalla solita salsina che si usa la posto di olio e aceto; un'abitudine importata dai francesi che non tutti gradiscono perchè spesso copre il gusto di ciò che si mangia.

Il vino è un ottimo cabernet francese, che si fa sentire subito... ma accompagna bene i piatti di carne.

Una volta terminati gli antipasti, arriva il cuoco con i piatti protagonisti della serata.





L'istrice ha un sapore molto forte, sa proprio di selvatico, ma non il classico sapore nauseante che puo avere da noi il capriolo mal riposato nel vino, che dopo due bocconi diventa immangiabile; è un po come se fosse per natura troppo speziato. Anche se il metodo di cottura è blando, poco presente, proprio per non coprire il sapore del soggetto, l'istrice si fa sentire.
Lo si puo comprare, vivo o morto come tutti gli altri animali, al mercato della Citè, presso la zona della grande macelleria all'aperto... un posto fuori dal mondo, da frequentare ben vaccinati...





In Congo ci sono moltissime tartarughe, che usano le coste per deporre le uova. Le si puo incontrare spesso nei primi metri dalla costa in cerca di pesci.
Solitamente gustata in brodo, il suo spezzatino non è niente male. Ha una carne saporita e dalla consistenza leggermente grassa. Da accompagnare con riso naturale.



Al posto del Boa avrebbe dovuto esserci l'elefante, ma purtroppo è un articolo raro e non si sa mai fino all'ultimo se è disponibile o meno.
Comunque sia il Boa è ritornato e stavolta si è fatto apprezzare. Contrariamente alla cena precedente, forse perchè cucinato in maniera diversa, ha fatto notare positivamente la sua presenza; confermo la sua somiglianza piu al pesce che alla carne terrestre.


Qui lo paragonano al classico cinghiale nostrano e infatti in francese lo chiamano sanglier. In effetti la consistenza e l'aspetto della carne sono uguali alla carne di cinghiale, ma il sapore è molto meno forte; è un po come mangiare una bistecca di manzo un po piu dura e molto magra. Da accompagnare con riso o banane fritte.


Infine la serata si chiude con

una bella portata di pesce fritto e dessert di papaja al limone.


Alla prossima :-)